Da una recente analisi della Commissione Europea sul mercato del lavoro, la situazione italiana in merito all’occupazione giovanile è apparsa alquanto critica, soprattutto per quanto riguarda il tasso di occupazione femminile e la percentuale di quanti abbandonano gli studi.

Come mai un risultato così preoccupante e così tanti giovani che non studiano, non lavorano e non fanno formazione?

Lo studio europeo rivela che siamo un paese con situazione critica per il tasso di occupazione delle donne (insieme a Polonia e Ungheria); per l’alta percentuale di abbandono prematuro degli studi (insieme alla Romania); per il numero consistente di giovani che non studiano, non lavorano e non seguono attività formativa (insieme alla Bulgaria); per il tasso di occupazione generale (come in Grecia e in Spagna); e infine per il livello del reddito lordo pro capite (insieme a Cipro).

L’unico settore in cui l’Italia ha ottenuto un risultato positivo è nella lotta alla disoccupazione, incentivata anche dai tanti progetti di politica attiva per la ricerca del lavoro (ambito in cui è attivo EPIC attraverso l’attività degli enti consorziati).

Il dramma della disoccupazione giovanile italiana ha radici antiche e profonde e riflette la stagnazione economica degli ultimi 20 anni. Si assiste inoltre, ad una crescente povertà e radicalizzazione politica a cui vanno sommati retaggi culturali duri a morire, come una storica abitudine clientelare.

Eppure, pare che il Paese abbia due facce: da una parte si nota uno sviluppo dinamico e innovativo e dall’altra una buona parte della società non partecipa a questa evoluzione.

Nel 2020, il tasso di giovani che non studiano e non lavorano è stato particolarmente elevato in Italia (15,7%), più alto di Bulgaria (14,7%) e Romania (11,5%).

 

Il Fondo Europeo per la Ripresa

Il Fondo per la Ripresa europeo costituisce un’opportunità unica per introdurre nuove misure economiche, per migliorare la competitività, promuovere l’innovazione e modernizzare l’amministrazione pubblica.

L’attuale piano di rilancio presentato dal governo Draghi prevede circa 20 miliardi di euro da dedicare all’istruzione, così da preparare meglio i giovani alla futura vita professionale.

Lo studio della Commissione Europea è inoltre del parere che il reddito di cittadinanza sia utile solo se temporaneo e associato a politiche di formazione e che il mercato del lavoro in Italia sia purtroppo segnato da un grave disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, come spiega il commissario europeo per il lavoro e i diritti sociali Nicolas Schmit:

«È un paradosso: la disoccupazione giovanile è intorno al 30%, ma vi è carenza di manodopera. Le cause sono molteplici: vi è un tasso elevato di abbandono scolastico; e per di più pochi hanno competenze tecniche o quelle che hanno sono sbagliate. Bisogna investire in competenze specifiche e in modo mirato, tanto più che con l’invecchiamento della popolazione la situazione peggiorerà».

Il problema del gap di competenze e dell’occupazione femminile

In Italia, così come in altri paesi europei, il mestiere tecnico o professionale (professioni informatiche, edilizia, salute e cura delle persone) è meno valorizzato e spesso i salari sono bassi. Andrebbero quindi rivisti i compensi economici per queste professioni, anche in generale verso gli stagisti, vittime spesso di arcaiche forme di nonnismo.

Il mercato del lavoro italiano ha inoltre bisogno di un forte cambio di mentalità, quella che spesso porta i giovani ad abbandonare gli studi prematuramente perché poco incentivati e convinti che attraverso “conoscenze” familiari sia più facile trovare lavoro.

In merito al tasso di occupazione delle donne, esso è il 20% più basso rispetto a quello maschile e quello italiano è il divario peggiore tra tutti i paesi europei.

Le parole del commissario europeo non lasciano spazio a dubbi:

«Quanto alle donne italiane, spesso non è una questione di istruzione o di competenze. Piuttosto è una questione di eguaglianza. Mancano asili-nido e istituzioni per la cura dei bambini che siano accessibili e decorosi».

La situazione emersa dallo studio della Commissione Europea ci mostra quindi un quadro generale sulla disoccupazione giovanile alquanto preoccupante ed è evidente che l’ascensore sociale italiano è bloccato, come conclude il commissario europeo:

«È salito il numero di famiglie sull’orlo della povertà; aumentano di converso il numero di bambini che partono svantaggiati. L’istruzione in quanto strumento di ascensore sociale non funziona più. Sforna diplomi inutili o esclude molti giovani. E non solo in Italia. Ecco perché bisogna agire fin dai primi anni di scolarizzazione e ridefinire il contratto sociale. Se non riusciamo a integrare le persone nel mondo del lavoro rischiamo di provocare carenze di manodopera, una minore coesione sociale, radicalizzazione politica e populismo».

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